Rinforzo positivo – Come e quando usarlo


Nel campo dell’equitazione moderna si può constatare che si stiano sempre più diffondendo e affermando come particolarmente efficaci, tutti quei metodi di addestramento che utilizzano un sistema così detto ‘combinato’.

Un approccio atto a modellare il comportamento del cavallo nella relazione con l’uomo, basato sull’applicazione e l’alternanza sia di rinforzi positivi che di rinforzi negativi al compiersi di determinate azioni.

Per chi non ne fosse ancora a conoscenza, rinforzo positivo significa aggiungere qualcosa (premio o ricompensa) e rinforzo negativo significa togliere qualcosa (pressione o fastidio), quando il cavallo risponde adeguatamente alla richiesta fatta.

Questo ‘strumento’ ha origine in un modello che prende il nome di condizionamento operante.

Se vuoi approfondire questo argomento clicca QUI e leggi l’articolo: Il condizionamento operante (addestramento,premi e punizioni)

Dare un premio o una ricompensa al cavallo è sicuramente un modo gentile per interagire con esso ma saper scegliere che cosa utilizzare, come e quando farlo, non è sempre così scontato o istintivo.

Anche se apparentemente più banale, il rinforzo positivo va gestito correttamente ed è richiesta una certa esperienza per beneficiarne del vero potenziale.

In questo articolo parlerò dei vari aspetti che lo costituiscono e di come poter trarre il massimo beneficio da questo efficace ‘strumento’.

I tre premi più utilizzati per ricompensare un cavallo sono: il cibo, le carezze e la voce.

Analizziamo ora ognuno di essi per estrarre i punti di forza e fare attenzione ai punti deboli.

Il cibo è sicuramente il più utilizzato!

Carote, mele, carrube, zuccherini, biscotti, ecc. sono tutti golosi alimenti che si possono usare nel rinforzo positivo e che svegliano l’attenzione del cavallo.

Foto-Articolo-Rinforzo-positivo

Il potere del cibo è quello di dare un piacere intenso, di stimolare la salivazione mantenendo il cavallo rilassato e dare una sensazione di gratificazione immediata.

Dietro a questi aspetti esistono però delle condizioni, dei limiti e dei rischi da non sottovalutare.

La condizione fondamentale per l’utilizzo del cibo come premio, è quella di mantenere il cavallo in uno stato emotivo ricettivo. Infatti, per poter accettare il cibo ed esserne interessato, il cavallo non deve essere nervoso, impaurito o agitato. E’ necessario quindi saper riconoscere la condizione e portare il cavallo in uno stato di tranquillità sufficiente per poter interagire con lui e premiarlo.

Il limite riguarda il tempismo. Per fare in modo che il cavallo associ il premio a un suo comportamento, il rinforzo deve essere immediatamente successivo all’azione. Un ritardo eccessivo nella somministrazione non permette al cavallo di collegare con precisione la concausa.

Nel lavoro in sella e nel lavoro da terra, in particolare a distanza con corde lunghe, non è sempre possibile ricompensare il cavallo in pochi secondi e quindi è consigliato l’utilizzo del cibo solo per esercizi ravvicinati.

I rischi infine riguardano il carattere o l’atteggiamento del cavallo, che a causa del cibo può cambiare e trasformarsi in invadente o irascibile.

E’ bene prendere in considerazione, che quando sono presenti questi cambiamenti, potrebbero esserci delle problematiche nella relazione, come ad esempio la mancanza di rispetto del cavallo o di leadership nell’addestratore.

Un brutto atteggiamento potrebbe derivare anche dall’aver ripetuto troppe volte gli stessi esercizi o dalla poca empatia o coinvolgimento emotivo (gioco) tra umano e cavallo.

Ne consegue che l’animale si annoi, si infastidisca e si concentri solo ed esclusivamente sul cibo, pretendendo ad ogni piccola richiesta o impegno la sua ricompensa!

Il progredire di queste manifestazioni può arrivare a cattive abitudini, come ad esempio il mordicchiare, l’abbassare le orecchie all’indietro e l’agitare la coda nervosamente.

In questi casi è meglio sospendere l’utilizzo del cibo e ristabilire una relazione di rispetto e fiducia.

Reimpostare un’educazione considerando le esigenze del cavallo, attraverso lo scambio, la collaborazione e un dialogo basato su altri tipi di rinforzi.

Se vuoi approfondire l’argomento rapporto uomo/cavallo clicca QUI e leggi l’articolo: responsabilità reciproche

Le carezze sono uno tra i gesti  più gentili dell’uomo. Manifestano affetto, simpatia, tenerezza, ecc. e i cavalli, come gli animali in genere, percepiscono attraverso questo comportamento, quando è fatto con il cuore e sincerità, un’energia positiva, rassicurante e benevola, che rientra quindi a pieno titolo tra i rinforzi positivi.

Nel caso dei cavalli però è importante chiedersi se il modo in cui accarezziamo gli piace davvero e se raggiunge a pieno il significato delle nostre intenzioni.

La riflessione deriva dal fatto che per sapere come accarezzare bisognerebbe vedere cosa fanno i cavalli  nell’azione che assomiglia di più all’accarezzarsi, è cioè il grooming.

Nell’osservare i cavalli tra di loro, una prima differenza con gli  umani è il fatto che le operazioni di grooming non danno priorità al muso o alla testa (volto).

Le maggior parte delle persone invece quando accarezza un animale lo fa prevalentemente sul muso.

Nel caso dei cavalli la zona delle froge, sul naso ad esempio, ha una pelle sottile e sensibile e non è un punto dove l’animale ama essere toccato. Bisognerebbe dare priorità al collo, alla zona del garrese o alla groppa, dove i cavalli tra di loro gradiscono darsi delle grattatine con la bocca e con i denti.

Foto-articolo-Rinforzo positivo

Per simulare quel tipo di beneficio, la mano dovrebbe riprodurre il movimento della lingua e le dita quello dei denti, senza avere pressioni eccessive o blande.

Tuttavia le carezze hanno lo stesso limite del cibo per quanto riguarda il lavoro da terra, mentre sono molto indicate per il lavoro in sella.

Il rinforzo positivo che invece non ha limiti dovuti alla distanza, è la voce.

La voce, quando espressa con un tono calmo e gentile, può avere per il cavallo la stessa valenza di una carezza!

La voce esprime il nostro stato d’animo e la nostra energia ed arriva al cavallo sotto forma di vibrazione. Con la voce possiamo manifestare rabbia, stupore, gioia, tranquillità, ecc. ma se la nostra intenzione è quella di gratificare il cavallo e usarla come un segnale di approvazione, bisognerebbe fare attenzione a far uscire un suono gradevole e modulato sempre alla stessa frequenza.

Bene, bravo, bravissimo, okey, ecc. sono espressioni molto usate ma non sempre usate con coerenza e costanza e questo aspetto può mettere in confusione il cavallo.

Alcuni addestratori per non incorrere in queste problematiche si avvalgono dell’utilizzo del clicker (strumento con linguetta di metallo che produce un riconoscibile e sempre uguale suono di click-clack)

Io personalmente credo che questo strumento vada molto bene con i cani ma che con i cavalli risulti particolarmente ingombrante usare la macchinetta assieme a corde, fruste, ecc. e quindi preferisco schioccare la lingua e successivamente aggiungere la parola bravo o bravissimo.

L’importante è fare in modo che il cavallo riesca ad associare un suono o una parola, inerente o successiva ad una risposta corretta. Evitare quindi lunghe frasi o discorsi simili ad un approccio tra umani e concentrarsi sul tempismo e sul significato del rinforzo.

Addestrare è un’arte e nel caso si scegliesse di farlo attraverso i rinforzi positivi, la via per ampliarne i benefici è utilizzarli tutti e alternarli, sapendo scegliere al momento giusto il più adatto .

Articoli correlati:


Informazioni su gabrielecavallin

Tecnico federale di 2° livello di equitazione americana e trainer che per passione personale studia e pratica i metodi moderni di comunicazione con il cavallo. Le sue fonti di ispirazione sono Monty Roberts, John Lyons, Pat Parelli e Clinton Anderson in particolare, ovvero i migliori addestratori dei metodi così detti naturali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *