Quando si parla di cervello destro e sinistro nell’equitazione


Nell’equitazione moderna e in particolare nello studio dei metodi etologici è molto frequente parlare di cervello destro e sinistro del cavallo ma l’uso articolato di queste terminologie può creare confusione ai meno esperti. L’argomento racchiude più significati e interpretazioni, che confondono le idee se non si focalizzano le circostanze in cui vengono contestualizzati.

Questo articolo ha l’intento di analizzare alcuni aspetti di uno studio formativo vasto ma interessante e di fare un po’ di chiarezza a chi non ha ancora approfondito l’argomento o ha trovato difficoltà nel distinguere i contesti in cui se ne parla.

Foto-articolo-Quando si parla di cervello

Un primo contesto è di carattere prettamente scientifico e riguarda l’anatomia del cervello del cavallo, che come nell’uomo, si suddivide in due emisferi. Destro e sinistro. Emisferi predisposti a percepire ed analizzare in modo diverso gli impulsi ricevuti dall’ambiente esterno.

L’emisfero celebrale destro funziona per innescare l’attenzione su eventi imprevisti, in situazioni di stress o di emergenza ed è quindi la sede degli istinti di fuga e di difesa. Quando il cavallo attiva questo emisfero non ragiona e non risponde ma reagisce istintivamente a un’innata esigenza di sopravvivenza.

Affermare che il cavallo è ‘in cervello destro’ significa saper distinguere che il cavallo è in allerta.

I muscoli sono in tensione, aumenta la sudorazione e la frequenza cardiorespiratoria, gli occhi sono spalancati, collo e testa alti e le orecchie tese. In questa condizione il cavallo è nervoso, pronto allo scatto, compie andature sregolate e soprattutto è in uno stato emotivo dove non è in grado di apprendere.

L’emisfero celebrale sinistro invece si occupa di regolare i comportamenti abituali di tutti i giorni, di accogliere sensazioni positive e di attivarsi nell’esplorazione o nell’apprendimento. Questa parte del cervello è la sede del pensiero razionale. Quando il cavallo attiva questo emisfero è predisposto ad imparare, memorizzare ed elaborare alcuni concetti.

Affermare che il cavallo è “in cervello sinistro” significa saper distinguere che il cavallo è sereno, tranquillo e recettivo.

I muscoli sono rilassati, il collo e la testa abbassati, si muove con andature ritmiche e coordinate, dimostra fiducia, collaborazione, rispetto ed è predisposto al gioco.

Da queste presupposti si può ben capire che il cavallo viva la maggior parte del tempo regolato dal cervello sinistro, altrimenti passerebbe gran parte della sua vita in movimento, pronto a correre e fuggire.

Oltretutto, nonostante la diversa influenza dei due emisferi, gli studi dimostrano che essi siano uniti e complementari tra loro, cioè che possano scambiarsi informazioni ed elaborare un risultato finale.

Questo significa che ogni cavallo può inizialmente avere un comportamento e successivamente, in base a tutta una serie di fattori, modificarlo.

Una scoperta importante se la si valuta dal punto di vista dell’addestramento, in quanto spiega come sia possibile migliorare le capacità e le potenzialità del cervello di un cavallo attraverso l’esperienza.

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Una secondo contesto in cui si usa la terminologia cervello destro e sinistro, è quella in cui emergono differenze di comportamento dovute ad asimmetrie fisiche.

La più conosciuta dai cavalieri è quella degli occhi, cioè la preferenza nei cavalli all’uso di un occhio piuttosto che un altro.

Molti cavalli infatti reagiscono in modo diverso quando vengono stimolati da qualcosa su un lato e poi dall’altro. E’ tipico l’esempio di un cavallo che oltrepassa in tranquillità un oggetto osservato con l’occhio destro e poi si spaventa se ripassa e lo guarda con l’occhio sinistro o viceversa.

Da qui nasce il detto other side – other brain (altro lato – altro cervello) o other eye – other horse (altro occhio – altro cavallo)

Questo comportamento è dovuto alla predominanza di uno dei due emisferi attraverso la ricezione dell’occhio e in particolare alla funzione monoculare della vista.

Se vuoi approfondire questo argomento clicca QUI e leggi l’articolo: Come vedono i cavalli? Vista monoculare e binoculare

 Altre asimmetrie possono essere dovute all’uso preferenziale di un arto piuttosto che un altro o dalla migliore elasticità e flessibilità del corpo su un lato piuttosto che sull’altro.

Tanto è vero che si dice cavallo destro o sinistro esattamente come nell’uomo destro o mancino. 

Infine un ultimo contesto sull’uso della terminologia ‘cervello destro e cervello sinistro’ è quella che deriva dallo studio e classificazione di Pat Parelli sulla personalità dei cavalli (horsenality)

Secondo questo studio la personalità di un cervello sinistro è quella di un cavallo fiducioso, calmo, tollerante, confidente, coraggioso e dominante.

Quella di un cervello destro è quella di un cavallo timido, cauto, obbediente, riluttante ed eccessivamente reattivo.

Si aggiungono poi le caratteristiche di introverso ed estroverso per ognuno dei due cervelli.

Questa classificazione molto famosa e di moda in Italia nell’ultimo decennio, a mio parere, è forse la maggiore responsabile della confusione creatasi nella testa di alcuni cavalieri in merito all’individuazione del corretto approccio di addestramento del cavallo. In particolare per chi non è seguito da un professionista ma si limita ad un apprendimento autodidatta o superficiale, spesso acquisito attraverso i social network o youtube.

A mio avviso la confusione deriva in primo luogo perché lo studio richiede particolare attenzione, comprensione e memorizzazione degli aggettivi di classificazione usati, che se non spiegati, per alcuni versi possono sembrare contraddittori tra loro. (es. tollerante/dominanteobbediente/riluttante ecc.)

Poi perché lo studio considera un atteggiamento o comportamento stabile del cavallo, quando comunque è necessario sapere e tenere in considerazione che ogni soggetto può passare da cervello destro a sinistro frequentemente in base alla situazione che sta vivendo o alla persona che lo sta trattando.

Infine, perché in molti casi si crea discrepanza tra teoria ed esperienza pratica. Tanta esperienza infatti ci vuole per individuare la strategia giusta di addestramento da adottare su un cavallo in base alla sua personalità invece di giustificarne per lo stesso motivo le sue scarse “prestazioni”.

La mia osservazione ovviamente deriva da esperienze personali avute con persone e relativi cavalli che manifestavano questo tipo di confusione e “atteggiamento”, spesso a seguito di informazioni sbagliate o superficiali ma non mette certamente in discussione Pat Parelli in quanto Horseman e ideatore di un valido metodo a livello mondiale.

Al fine di sensibilizzare le persone al progredire verso un’equitazione di qualità, il mio intento è quello di “scuotere” e far riflettere sulle conseguenze che possono derivare dall’uso improprio di alcune terminologie e alle conseguenti pratiche di insegnamento, invitando a un’attenta selezione di informazioni e di aiuto professionale.

Certi metodi di addestramento infatti, che siano classici, tradizionali o etologici, non sono inefficaci in quanto tali ma lo diventano attraverso l’incompetenza o l’errata divulgazione di chi li pratica o li apprende male. 

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Informazioni su gabrielecavallin

Tecnico federale di 2° livello di equitazione americana e trainer che per passione personale studia e pratica i metodi moderni di comunicazione con il cavallo. Le sue fonti di ispirazione sono Monty Roberts, John Lyons, Pat Parelli e Clinton Anderson in particolare, ovvero i migliori addestratori dei metodi così detti naturali.

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