Sensibilità – Tempismo – Esperienza


In tutti gli sport e anche nell’equitazione esistono persone che dispongono di un innato talento o di una naturale attitudine e predisposizione che gli permette di diventare bravi in poco tempo. Altri invece hanno bisogno di più impegno, più pratica e più ore per ottenere gli stessi risultati.

Tutti però possono imparare! Ogni tecnica può essere appresa tramite la dedizione e una corretta pratica.

Le difficoltà si superano quando prevale la passione, la volontà e c’è costanza ma la realtà è che non tutti possono raggiungere lo stesso livello.

Ci sono abilità infatti, che se non sono innate o istintive, sono particolarmente difficili da imparare, indipendentemente dall’impegno che uno ci mette.

Capacità che vanno oltre all’allenamento o al conoscere la teoria e che si rivelano essere quelle che fanno la differenza tra un cavaliere e l’altro o fra un addestratore e un’altro.

Personalmente credo che tre in particolare incidano molto sulla qualità dei risultati: sensibilità, tempismo ed esperienza

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Sensibilità

La sensibilità per me si esprime in due modi.

Il primo (quello “più semplice” da apprendere) è il modo di applicare ‘pressione’ sul cavallo.

Capire qual’è la minima pressione necessaria per far sì che il cavallo risponda a una determinata richiesta.

Saper dosare quanto tirare le redini, saper dosare quanto premere le gambe, saper riconoscere cavalcando se il cavallo galoppa destro o sinistro, saper indietreggiare, superare un oggetto a terra, ecc. ecc. sono solo alcuni esempi in cui è richiesta sensibilità, che ovviamente non riguarda solo il lavoro in sella ma anche quello da terra.

Agire con poca sensibilità porta il cavallo a resistere o ad opporsi, abituandolo a essere “maneggiato” solo con alti livelli di pressione in modo meccanico, impreciso e poco empatico.

 

Il secondo (molto più difficile) è ‘sentire’ il cavallo e capire come si esprime e comunica con noi.

Accorgersi di qual’è il suo stato fisico, mentale ed emotivo quando interagiamo con lui.

Sentire se è impaurito, irritato, se prova dolore, disagio, se è pigro, indifferente, distratto, nervoso, stanco, ecc. ecc.

Unito a questo esiste la sensibilità nel rapporto, cioè il modo di costruire con il cavallo una ‘relazione’, basata non solo su richieste o cose da fare ma anche sullo scambio, sull’attenzione al soddisfare le sue esigenze e sul pensare al suo benessere.

Non avere questo tipo di sensibilità porta il cavallo ad essere ‘chiuso’, frustrato o impaurito e più sottoposto a rischio di infortunio o malattie.

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Tempismo

Anche il tempismo per me si esprime in due aspetti.

Il primo (fondamentale nell’addestramento) è il modo di togliere pressione al cavallo quando risponde correttamente.

Saper riconoscere quando un cavallo, che sta facendo resistenza, ‘cede’ e viene incontro alle nostre richieste. In quel preciso istante togliere immediatamente la pressione applicata è di fondamentale importanza per far comprendere al cavallo la nostra volontà.

Il cavallo impara non mentre si applica la pressione ma quando la si toglie.

Premiare il cavallo in ritardo o non togliere del tutto le pressioni, crea nella sua mente confusione e dubbi, incidendo negativamente sulla sua parte emotiva e sulla conseguente prestazione fisica.

 

Il secondo aspetto di tempismo è quello che riguarda il saper decidere quando e quanto far lavorare o far riposare il cavallo.

Sapere che tipo di lavoro fare, dosare i tempi di esercizio e pause durante una sessione di lavoro. Organizzare una routine di lavoro settimanale, programmare un allenamento mensile o a lungo termine in base a degli obiettivi.

Stabilire i tempi prendendo in considerazione lo stato psico-fisico del cavallo, l’età, il tipo di alimentazione, le capacità di apprendimento e le sue passate esperienze.

Non avere tempismo porta a rendere vani gli sforzi fatti e impedisce o ritarda i risultati cercati.

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Esperienza

L’esperienza è tutto il tempo che si è speso e dedicato all’apprendimento e alla pratica dell’equitazione.

Un valore aggiunto che ognuno di noi costruisce pian piano provando, osservando, confrontando, studiando, leggendo e parlando di tutto quello che riguarda i cavalli.

L’esperienza è quella che ci fa capire a che punto siamo noi e a che punto stanno gli altri. Ci permette di fare delle scelte, di osservare le ‘cose’ da più punti di vista, in modo più completo, più obiettivo, più aperto.

L’esperienza ci permette di sbagliare meno, di raggiungere gli obiettivi in meno tempo, nella maniera più semplice ed è qualcosa di trapassabile ma non trasferibile tra una persona e l’altra. Ci si può far consigliare o insegnare da un esperto ma non si può diventare esperti in un attimo.

Nel binomio, fare molta esperienza con lo stesso cavallo ci permette di conoscerlo a fondo e di creare un forte legame ma se si tratta di essere bravi addestratori e di migliorare come cavalieri, fare esperienza con molti cavalli diversi è assolutamente necessario.

Ogni cavallo ha il suo carattere e la sua personalità e per saper interpretare e comunicare con tutti fin dai primi approcci bisogna aver fatto molta esperienza con tanti cavalli diversi.

Ogni cavallo ci insegna qualcosa e non si finisce mai di imparare e di fare esperienza.

 

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Informazioni su gabrielecavallin

Tecnico federale di 2° livello di equitazione americana e trainer che per passione personale studia e pratica i metodi moderni di comunicazione con il cavallo. Le sue fonti di ispirazione sono Monty Roberts, John Lyons, Pat Parelli e Clinton Anderson in particolare, ovvero i migliori addestratori dei metodi così detti naturali.

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