La colpa non è mai del cavallo


  • La colpa non è mai del cavallo
  • I cavalli non sbagliano mai
  • Il cavallo risponde sempre nel modo giusto

Queste tre frasi, spesso usate in molti contesti nell’ambito equestre, vogliono tutte e tre rivelare come le azioni dei cavalli siano sempre il puro ‘riflesso’ o conseguenza di qualcosa.

Soprattutto nella relazione uomo/cavallo,  quando il cavallo ci dice di ‘NO’, c’è sempre un motivo o una ragione.

Pat Parelli dice: se state chiedendo qualcosa al vostro cavallo e non vi dà la risposta che volete, dovete semplicemente cambiare il modo di fare la domanda.

Ogni cavaliere dovrebbe essere consapevole di questo presupposto e porlo come principio prima di agire.

Quando il nostro cavallo ha un comportamento anomalo o diverso dal solito, bisognerebbe prendersi del tempo per capire il perché e fare un analisi di se stessi o dell’ambiente che lo circonda prima di ritenerlo un comportamento stupido o irragionevole.

I cavalli sono animali apparentemente  forti per peso e dimensioni ma in realtà vivendo assieme a loro ci si accorge di quanto possano essere fragili e sensibili dal punto di vista mentale ed emotivo e tutto sommato anche dal punto di vista fisico.

E’ noto infatti che una buona salute psicofisica dell’animale dipenda da moltissimi fattori, quali ad esempio il soddisfacimento di bisogni primari e conseguentemente di bisogni sociali.

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In questo articolo farò l’esempio di alcune cose semplici ma determinanti per la salute psicofisica del cavallo che spesso vengono sottovalutate.

Quando un cavallo viene definito di carattere difficile la maggior parte delle volte è perché sta cercando di manifestare un disagio.

Tra i cavalli sportivi ad esempio, la mancanza di vita sociale è uno dei maggiori fattori di stress.

Più si limita un cavallo e non gli si dà l’opportunità di socializzare e interagire con gli altri, come normalmente farebbe in un branco, più lo si fa sentire a disagio.

(Se vuoi approfondire questo argomento leggi anche il mio articolo – In compagnia si è più felici!)

Un altro aspetto che determina il comportamento del cavallo e la sua risposta al ‘lavoro’ è l’alimentazione.

Quando sono presenti delle problematiche due sono le cause che li determinano.

Una è la sovralimentazione. Apportare un numero eccessivo di calorie rispetto all’attività che il cavallo deve svolgere. Questo provoca tensione, poca concentrazione, eccessiva reazione agli stimoli, ecc.

L’altra è la iponutrizione, cioè l’inadeguatezza qualitativa o quantitativa del regime alimentare.

Questo provoca apatia, debolezza, rifiuto agli stimoli, ecc.

La nutrizione fa parte dei bisogni primari ma incide in modo determinante sulle sue prestazioni in generale.

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Il dolore, di qualsiasi tipo, è la prima causa di difesa da parte del cavallo.

Accertarsi ogni giorno ed eventualmente eliminare qualsiasi fonte di dolore deve essere alla base di ogni attività equestre. Se il cavallo si dimostra rigido o dolente da qualche parte è necessario approfondire le cause e curare immediatamente l’animale in modo che non si trasformi in un infortunio più grave.

Infine ma non meno importante è l’allenamento.

Se il cavallo si dimostra riluttante nei confronti dell’attività che deve svolgere è bene fare un passo indietro e analizzarne i motivi. Potrebbe essere un’attività per lui troppo impegnativa, troppo difficile o svolta troppo in fretta. Potrebbe essere un programma di lavoro o un metodo incostante, poco chiaro o noioso.

Concludendo, se vogliamo che il nostro cavallo si comporti bene con noi, dobbiamo dargli prima le migliori cure possibili e ricordarci sempre che se abbiamo dei problemi la colpa non è mai del cavallo.


Informazioni su gabrielecavallin

Tecnico federale di 2° livello di equitazione americana e trainer che per passione personale studia e pratica i metodi moderni di comunicazione con il cavallo. Le sue fonti di ispirazione sono Monty Roberts, John Lyons, Pat Parelli e Clinton Anderson in particolare, ovvero i migliori addestratori dei metodi così detti naturali.

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