In compagnia si è più felici!


Meglio da soli o in compagnia ???

Se parliamo di cavalli, la risposta è senza dubbio in compagnia.

Detto ciò, vorrei partire da un concetto. Molte persone pur sapendo che il cavallo nasce libero e selvaggio, danno per scontato che sia felice anche se vive in cattività e credono che si sia ‘adattato’ perfettamente e senza conseguenze allo stile di vita che l’uomo gli impone.

Questo purtroppo nella maggior parte dei casi non è vero ed essere consapevoli del fatto che il cavallo che vive in cattività è esposto a molti fattori di stress che in natura non avrebbe, sarebbe già una bella presa di coscienza.

Uno di questi fattori, quello che vorrei trattare in questo articolo, è senza dubbio la limitata convivenza con i propri simili e la forzata convivenza con l’uomo.

Questo non piccolo particolare va preso in considerazione se si vuole porre l’attenzione sullo stato di salute psico-fisica del cavallo.

E’ bene ricordare che i cavalli sono animali con dei bisogni ben precisi da soddisfare, che non sono solo quelli primari e di sopravvivenza ma anche quelli rilegati alla loro sfera emozionale.

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Il cavallo infatti è un animale gregario che vive in branco è ha bisogno fin da piccolo di una vita sociale.

Sentire di appartenere a un gruppo lo porta a comunicare, a giocare, a stringere amicizie, lo fa sentire al sicuro e lo appaga di tutte quelle esigenze che ha un animale evolutosi vivendo in branco.

(Se vuoi approfondire questo argomento clicca QUI e leggi l’articolo L’importanza sociale del branco per il cavallo)

La vicinanza alla madre nelle prime fase di vita, il gioco tra puledri durante la fase di crescita e la relazione con gli altri cavalli del branco in età adulta, contribuiscono in modo determinante a formare la personalità e il carattere di ogni individuo.

Più un cavallo vive a contatto con i suoi simili, più impara ad esprimere tutto se stesso.

Questo aspetto diventa molto interessante quando si parla di addestramento (in particolare etologico) e di relazione con l’uomo.

La convivenza con l’uomo infatti dovrebbe sempre tenere conto di tutti i biogni del cavallo e mettere al primo posto l’amore e il rispetto per questo fantastico animale.

E’ necessario capire che un cavallo che soddisfa solo i bisogni primari di sopravvivenza, non può essere un cavallo che esprime tutta la sua personalità e di conseguenza non essendo totalmente appagato e felice, può andare incontro a problemi fisici o comportamentali.

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Nel rapporto con l’uomo, per mantenere un buon stato di salute psichica ed emozionale, il cavallo dovrebbe essere sereno, avere stima di se stesso e sentirsi realizzato per il lavoro che svolge.

Questa parte a mio avviso è la più difficile dell’addestramento. Un aspetto complesso da portare avanti che richiede particolare sensibilità ed esperienza, ma che è quello che fa la differenza nel rapporto.

Quello che determina la qualità di relazione, definisce il livello di comunicazione e facilita il raggiungimento degli obiettivi.

In ogni caso, quello che può aiutare molto a preservare una buona vita del cavallo e a ridurre lo stress, è il fatto di farlo vivere il più possibile a stretto contatto con i suoi simili.

E’ fondamentale che oltre al contatto con l’uomo, ci sia il modo di lasciare che i cavalli si possano vedere, toccare e annusare tra di loro.

Alternare il lavoro a momenti in cui possono stare assieme e interagire tra di loro, come ad esempio al paddock, è un ottimo compromesso per contribuire a mantenere viva la loro esigenza sociale e a beneficiare di tutti gli aspetti positivi che ne conseguono.

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Questa abitudine infatti non fa bene solo ai cavalli, ma porta a migliorare anche la relazione con l’uomo. Un cavallo che può socializzare, diventa un cavallo più equilibrato ed espressivo.

In conclusione, credo che Il nostro compito sia quello di cercare di entrare a far parte delle loro vite, come se facessimo parte del branco.

Imparare a comunicare con il loro ‘linguaggio’, assumere un ruolo di riferimento ed essere considerati leader non ha senso se prima non vengono rispettati i loro bisogni dettati dall’indole di dover essere cavalli.

Il mio motto è: pensa come un cavallo, agisci come un cavallo e diventa un capobranco!

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Informazioni su gabrielecavallin

Tecnico federale di 2° livello di equitazione americana e trainer che per passione personale studia e pratica i metodi moderni di comunicazione con il cavallo. Le sue fonti di ispirazione sono Monty Roberts, John Lyons, Pat Parelli e Clinton Anderson in particolare, ovvero i migliori addestratori dei metodi così detti naturali.

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